13 luglio, Presicce-Acquarica – La musica tra colore e poesia

13 luglio, Presicce-Acquarica – La musica tra colore e poesia

Home / 13 luglio, Presicce-Acquarica – La musica tra colore e poesia

13 luglio, ore 20:30, Presicce-Acquarica - La musica tra colore e poesia
Serena Valluzzi

Serena Valluzzi nasce il 14 febbraio 1994 in provincia di Bari. Inizia gli studi musicali a quattro anni e a soli diciassette anni consegue il diploma in pianoforte principale presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, dove prosegue il suo percorso sotto la guida del M° Maurizio Matarrese conseguendo anche la laurea di II livello in pianoforte solistico. Nel corso dei suoi studi si perfeziona con François Joel Thiollier, Alberto Nosè, Natalya Braznikova e Sergej Senkov, proseguendo con Enrico Pace e Benedetto Lupo presso l’Accademia di Musica di Pinerolo. Dal 2017 al 2019 prende parte alle attività del Teatro dell’Opera di Firenze come maestro collaboratore dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, grazie alla quale, oltre a conoscere ed ad approfondire parte del repertorio operistico, ha anche l’occasione di esibirsi e perfezionarsi presso la prestigiosa Accademia Gnessin di Mosca. Tiene regolarmente concerti solistici e cameristici in tutta Italia e all’estero per Associazioni e Festival quali: Camerata Musicale Barese, Camerata Musicale Salentina, Bari Piano Festival, Festival “Bartolomeo Cristofori” di Padova, Ass. “Amici della musica” di Foggia, Centro Studi Musicali “F. Busoni” di Empoli, Fondazione “Maggio Musicale Fiorentino”, Accademia Musicale Pescarese, “Amici dell’Opera” di Pistoia, Filarmonica “Ion Dumitrescu” di Ramnicu Valcea (Romania) e molti altri. A quattordici anni debutta con l’Orchestra Molisana diretta da Franz Albanese a Isernia, interpretando il Concerto K466 di Mozart, e nel 2015 con la Filarmonica “Ion Dumitrescu” di Ramnicu Valcea in Romania, con cui esegue la Rapsodia sul tema di Paganini op. 43 di S. Rachmaninov.

Nel 2017 vince la 55a edizione del Concorso pianistico internazionale “A. Speranza” di Taranto e nel 2020 il Premio Alkan per il virtuosismo pianistico. Grazie a quest’ultimo incide nel 2020 i suoi primi due CD prodotti da 2R Studio Produzioni Multimediali – Steinway&Sons – Vailog Milan, con musiche di Scarlatti, Chopin, Liszt, Rachmaninoff, Ravel e Ginastera.

Ha ottenuto numerosi altri riconoscimenti, tra cui: semifinalista al “Vendome Prize” 2021 di New York, 3° premio e “Young Jury prize” al Livorno Piano Competition 2020, 1° premio al “Sante Centurione 2019”; di Chieti, 2° premio al Concorso Pianistico Internazionale “F. Zadra”; 2018, 2° Premio al Concorso internazionale “San Donà di Piave” 2017, il 4° al Premio Venezia 2012, 1° assoluto al “Giulio Rospigliosi” 2014 di Lamporecchio, Premio speciale per il miglior semifinalista italiano al Concorso internazionale per pianoforte e orchestra “Città di Cantù” 2016 e molti altri. Nell’agosto 2021 partecipa inoltre al Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, dove si aggiudica il 4° posto. Infine nel settembre 2022 conquista il 3° premio al concorso “Alessandro Casagrande” di Terni, assieme al premio speciale “Dario De Rosa” per la migliore esecuzione di una Sonata di L.v. Beethoven.

PROGRAMMA

 

Joseph Maurice Ravel (1875-1937)

Gaspard de la nuit. Trois Poèmes pour Piano d’apres Aloysius Bertrand

Ondine, Lent (dedicato a Harold Bauer)

Le gibet, Très lent (dedicato a Jean Marnold)

Scarbo, Modéré (dedicato a Rudolph Ganz)

 

Franz Liszt (1811-1886)

Les jeaux a la Villa d’Este, da Années de pèlegrinage (Troisième Année)

 

Marie-Joseph-Alexandre Déodat de Séverac (1872-1921)

En Tartane, da Cerdaña, 5 études pittoresques

 

Isaac Albéniz (1860-1909)

El Albaicín, da Iberia, III Libro

PALAZZO DUCALE DI PRESICCE

 

Le più antiche notizie dell’edificio sono di epoca normanna, ma a difesa dei primi nuclei abitativi, probabilmente in epoca bizantina, venne realizzato un primo castrum.

L’attuale Palazzo Ducale, quindi, ingloba le testimonianze di oltre mille anni di storia. L’edificio presenta una struttura massiccia, lineari prospetti scanditi e alleggeriti dalle soluzioni d’angolo, le eleganti finestre architravate di gusto rinascimentale, l’ampia loggia, costituita da tre archi a tutto sesto riccamente decorati. Le coperture degli ambienti interni sono generalmente voltate a botte e a spigolo, una grande scala reca una copertura lignea a capriate.

Si possono individuare quattro principali fasi edificative. La prima è relativa al fortilizio medievale; ancora visibile lungo il perimetro ovest vi è una delle torri angolari, è inoltre documentata la presenza di un profondo fossato. La seconda fase di sviluppo si colloca tra il XVI e il XVII secolo, sotto la signoria dei Gonzaga, dei Cito-Moles e dei Bartilotti-Piccolomini d’Aragona.

Nel 1630 fu avviato un intervento di ristrutturazione del castello, ingentilendo gli aspri volumi del fortilizio, con l’ampia loggia del perimetro ovest, con i giardini pensili, ricavati sul terrapieno delle mura del perimetro sud ed edificando una nuova cappella dedicata alla Santissima Annunziata che si affaccia sulla pubblica piazza. La ricca decorazione scultorea della facciata della cappella interessa anche l’interno, infatti l’intradosso della volta è scandito da serraglie, costoloni e maschere apotropaiche, sull’unico altare del sacro edificio è collocata una grande pala raffigurante l’Annunciazione. La terza fase che apportò ulteriori rimaneggiamenti si ebbe nel XVIII secolo. Nel 1709 il palazzo passò ai de’ Liguoro e nel 1791 vennero avviati i lavori di ristrutturazione del cortile del palazzo, realizzando l’elegante quinta barocca e lo scalone a doppia rampa che conduce al piano nobile. Venne, inoltre, aperto l’accesso, attraverso un portale, ai giardini pensili da piazza Sant’Andrea (oggi piazza Villani). La quarta fase di ristrutturazione, interessò i prospetti esterni del palazzo. Agli inizi del XX secolo, il duca Paternò decise di collocare i merli dal gusto neogotico, secondo la moda eclettica del tempo e vennero aggiunti nuovi corpi di fabbrica.

Dal 1990 ospita al suo interno il Museo della Cività Contadina.